Avvocato Carlo Pikler
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Intervistiamo oggi uno dei Consulenti e formatori dell’Associazione: l’Avvocato Pikler, esperto in materia di privacy condominiale.

Avvocato Pikler, il tema privacy è un argomento delicato, forse spesso sottovalutato e che ha iniziato a preoccupare qualcuno forse solamente nel Maggio 2018, eppure si tratta di questioni che esistevano anche prima, non le pare?

Certo. L’Italia, anzi, con il D.Lgs n. 196/2003 (c.d. “Codice Privacy”), è stata uno dei primi paesi dell’Unione Europea, in attuazione di una serie di Direttive, a dotarsi di un nucleo normativo unitario ed organico in materia, che per molto tempo è stato considerato, e a ragione direi, un’eccellenza. Da quel momento, però, il Paese si è, in un certo senso, “seduto sugli allori”, perdendo tutto il terreno che aveva guadagnato.

Il Regolamento Europeo del 2016, però, ponendo al centro del sistema le figure del titolare e del responsabile del trattamento dei dati, ha segnato un capovolgimento di prospettiva epocale rispetto alla previgente normativa, “costringendoci” a una serie di comportamenti proattivi che non ci consentono più, semplicemente, di attendere gli eventi.

Bisogna assolutamente capire, inoltre, che il diritto alla protezione dei dati personali non è un abito lussuoso che ci è stato regalato e che possiamo mettere o non mettere, o anche decidere di buttare, ma è un diritto fondamentale della persona umana, così sancito anche dalla Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea (all’art. 8).

Nella società multimediale, iper connessa e informatizzata in cui viviamo, infatti, esso è forse uno degli ultimi baluardi per consentirci un minimo di controllo (di autodeterminazione) su noi stessi e per non diventare dei semplici “numeri” in pasto alla finanza (non dirò nemmeno economia) globale.

 

Per non generare confusione, ci può spiegare esattamente il termine “privacy” a cosa si riferisce con particolare riferimento al mondo delle amministrazioni condominiali? Si tende a confondere privacy con altre tematiche che in realtà hanno poco a che vedere con questo argomento…

Il termine privacy ha origine antiche.

Senza volermi dilungare su disquisizioni che risulterebbero noiose, posso affermare che il concetto di privacy è andato evolvendosi da un’idea di tutela della propria riservatezza (intesa come protezione della propria intimità domestica), a quella del diritto affinché le informazioni personali (i dati), di qualunque tipo esse siano, vengano acquisite, utilizzate e conservate (trattate) da soggetti terzi in conformità di legge e, quindi, solo se strettamente necessario e per scopi e finalità ben precisi.

In particolare, nel Condomino ci si riferisce al diritto in capo al condomino, che lo esercita nei confronti del suo Condominio (titolare del trattamento), per il tramite dell’amministratore (responsabile del trattamento) che, concretamente e in virtù del mandato conferito, tratta i dati dei propri condomini per dar seguito al mandato conferitogli.

Quindi stiamo parlando di tutta una serie di dati personali, che in sintesi e più o meno coincidono con quelli dell’anagrafica condominiale (ex art. 1130, 1°, n. 6 c.c.), e che, salvo poche eccezioni, servono per la tenuta della contabilità condominiale (redazione di rendiconti e riparti, ecc.). Il condomino, invece, spesso ha l’idea che l’amministratore debba preoccuparsi di difendere la sua sfera domestica dall’intrusione di terzi, ma non è esattamente così.

 

Ci sono alcuni aspetti diciamo chiave per cui se un amministratore immobiliare riconoscesse di essere in difetto, dovrebbe seriamente preoccuparsi almeno di richiedere una consulenza?

Beh, direi che ce ne sono diversi.

Solo per prenderne alcuni più banali: un’adeguata gestione e  raccolta dei consensi in caso di trattamento di categorie particolari di dati (i vecchi dati sensibili) in caso di sinistri con danni fisici o in caso di pratiche per l’abbattimento di barriere architettoniche; un’adeguata gestione e nomina a responsabili del trattamento dei vari fornitori del Condominio, che a loro volta trattano i dati dei condomini; un’adeguata gestione dell’iter di installazione di un sistema di videosorveglianza condominiale, che prevede tutta una serie di adempimenti preventivi, tra cui la redazione di un documento che sostanzialmente analizza, soppesandole, le motivazioni e i rischi connessi all’adozione di tale sistema.

Ma potrei continuare molto a lungo.

 

Secondo la sua esperienza nel settore quali sono gli errori più comuni che gli amministratori commettono (magari in buona fede)?

Parlerò di un errore solo che li racchiude tutti quanti: pensare che la gestione dei dati personali sia riducibile ad avere un modulo di informativa privacy o qualche altro documento più o meno corretto e un sistema di sicurezza informatica decente. Non è assolutamente così, e l’amministratore che avesse un tale approccio potrebbe trovarsi in serissimi guai.

 

 

Ma i controlli ci sono davvero?

I controlli, anche se a campione, ci sono. Ma il tema vero è che, con l’attuale D.Lgs n. 101/2018, chiunque può fare una segnalazione al Garante Privacy che, a quel punto, è obbligato a istruire la pratica di verifica. Io stesso, anche poco tempo addietro, proprio in seguito alla segnalazione di un condomino, ha dovuto difendere, con successo, un amministratore di condomino “accusato” di non trattare adeguatamente i dati personali dei “suoi” condomini.

 

E le sanzioni?

Le sanzioni sono il tema dolente.

Infatti, come sappiamo, il legislatore italiano ha lasciato così come sono le “forchette” previste dal Regolamento Europeo, senza specificare nulla.

Pertanto, andiamo da un primo nucleo di sanzioni, legate a infrazioni più “lievi” (si fa per dire), che vanno da 0 a 10 milioni di euro o, per le imprese, fino al 2% del fatturato annuo, se superiore. A un secondo nucleo, per violazioni più gravi, che prevede il pagamento di una somma che va da 0 a 20 milioni di euro o, per le imprese, fino al 4% del fatturato annuo, sempre se superiore. Ovviamente, ciò lascia un’amplissima discrezionalità in capo agli organi preposti.

Questo, unito al fatto che la segnalazione al Garante per una presunta violazione privacy può oggi essere fatta da “chiunque” (così, testualmente, la legge), non può in alcun modo lasciare tranquilli gli amministratori (che, per inciso, agli effetti della normativa sanzionatoria, possono essere considerati “imprese”).

 

Perché PRIVACY AND LEGAL ADVICE 2018 S.R.L ha scelto di essere partner della Lega Amministratori Immobiliari Condominiali?

Privacy and Legal Advice sceglie sempre e solo partner che possono offrire garanzia di qualità e che vedono nella formazione dei propri iscritti una opportunità di crescita.

 

Quali servizi può fornire il suo Studio agli amministratori associati LAIC?

Un servizio di qualità, che offra i tre elementi indispensabili per effettuare l’adeguamento: formazione, documentazione completa e sempre aggiornata e servizio di consulenza svolto da professionisti, tale da garantire il rispetto del requisito previsto dal Considerando 81 GDPR che impone al responsabile del trattamento di avere la conoscenza specialistica della materia.

 

Grazie Avvocato!